Gli stabilimenti Food & Beverage sono oggi ambienti industriali complessi, dove sistemi IT, tecnologie OT e infrastrutture connesse convivono e aumentano la superficie di rischio. Questo approfondimento analizza le principali vulnerabilità e i rischi del settore e come la cybersecurity possa diventare un elemento essenziale per proteggere produzione, impianti e continuità operativa.

La trasformazione digitale del Food & Beverage: efficienza, automazione e nuove superfici di rischio

Negli ultimi anni il settore Food & Beverage ha accelerato il proprio percorso di digitalizzazione, adottando tecnologie che consentono di automatizzare i processi, migliorare il controllo della produzione e prendere decisioni basate sui dati. L’obiettivo non è soltanto aumentare l’efficienza operativa, ma rendere gli impianti più flessibili, ridurre gli sprechi, garantire standard qualitativi costanti e rispondere con maggiore rapidità alle richieste del mercato.

Questa evoluzione ha cambiato il modo stesso di concepire lo stabilimento produttivo. Le fabbriche alimentari non sono più insiemi di macchinari indipendenti, ma ecosistemi digitali nei quali sistemi IT, tecnologie OT e servizi cloud collaborano per governare l’intero ciclo produttivo, dalla pianificazione alla distribuzione.

In questo contesto convivono piattaforme ERP, sistemi MES (Manufacturing Execution System), infrastrutture SCADA, PLC, sensori IoT e IIoT, sistemi di controllo qualità, applicazioni di laboratorio, piattaforme di tracciabilità e strumenti di analisi avanzata dei dati. L’integrazione tra questi ambienti permette di raccogliere informazioni in tempo reale, coordinare automaticamente le attività produttive e ottimizzare le prestazioni degli impianti attraverso una visibilità sempre più estesa sull’intero processo industriale.

L’impatto della digitalizzazione si riflette concretamente su tutte le principali attività dello stabilimento. Tra i benefici più significativi rientrano:

  • automazione delle linee di produzione e riduzione delle attività manuali;
  • monitoraggio continuo dei parametri di processo;
  • gestione digitale della qualità e delle non conformità;
  • tracciabilità completa di materie prime, semilavorati e prodotti finiti;
  • raccolta e analisi dei dati per migliorare prestazioni e manutenzione;
  • ottimizzazione dell’utilizzo di energia, materie prime e risorse produttive;
  • riduzione degli sprechi, dei tempi di fermo e delle inefficienze operative.

L’innovazione digitale interessa ormai tutte le principali funzioni operative dello stabilimento. La gestione delle ricette consente di mantenere costanti qualità, ingredienti e costi di produzione; i sistemi MES raccolgono dati in tempo reale dalle linee produttive e permettono di pianificare le attività in modo più efficiente; le piattaforme di tracciabilità seguono il percorso delle materie prime fino al prodotto finito, semplificando la gestione della sicurezza alimentare e delle eventuali procedure di richiamo.

Anche il controllo qualità beneficia della digitalizzazione attraverso sistemi che automatizzano verifiche, registrazione dei risultati e gestione delle non conformità. Parallelamente, l’automazione dei processi di magazzino e riapprovvigionamento migliora la gestione delle scorte, riduce i costi logistici e contribuisce a garantire la continuità della produzione.

Questa trasformazione, tuttavia, comporta un cambiamento sostanziale del modello di rischio. Ogni dispositivo connesso, ogni integrazione tra piattaforme e ogni collegamento con reti aziendali, fornitori o servizi cloud introduce nuovi punti di esposizione che devono essere gestiti in modo sistematico.

Il cambiamento più significativo riguarda la progressiva convergenza tra Information Technology (IT) e Operational Technology (OT). La fabbrica alimentare moderna non è più un ambiente isolato. L’interconnessione 4.0 ha creato un ecosistema profondamente interconnesso, nel quale un incidente informatico può propagarsi dai sistemi gestionali fino agli impianti produttivi, compromettendo direttamente continuità operativa, qualità del prodotto e affidabilità della filiera.

È proprio questa evoluzione a rendere la cybersecurity una componente della strategia industriale. Oggi proteggere uno stabilimento non significa soltanto difendere reti e dati, ma assicurare che processi produttivi, sistemi di automazione e infrastrutture critiche possano continuare a operare in modo sicuro anche in presenza di minacce sempre più sofisticate.

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Perché il Food & Beverage è un bersaglio privilegiato per gli attacchi cyber industriali

Il settore Food & Beverage è oggi tra i comparti manifatturieri maggiormente esposti al rischio cyber. Non perché utilizzi tecnologie meno sicure di altri settori, ma perché la crescente digitalizzazione della produzione ha trasformato la continuità operativa in un asset strategico. Più uno stabilimento è automatizzato, connesso e dipendente dai dati, maggiore è il valore che un attaccante può ottenere compromettendone il funzionamento.

L’elevata esposizione del settore non dipende da un singolo fattore, ma dalla combinazione di caratteristiche che rendono la produzione particolarmente sensibile agli effetti di un incidente cyber.

Tra le principali:

  • continuità dei processi produttivi, che rende anche brevi interruzioni potenzialmente critiche e aumenta la pressione per ripristinare rapidamente l’operatività;
  • diffusa presenza di sistemi OT e Industrial Control Systems (ICS), spesso caratterizzati da lunghi cicli di vita, tecnologie proprietarie e componenti legacy che richiedono strategie di protezione dedicate;
  • forte integrazione con la supply chain, che estende il perimetro di rischio attraverso fornitori, manutentori, integratori e partner tecnologici con accesso agli ambienti produttivi;
  • necessità di garantire contemporaneamente continuità operativa, qualità del prodotto e conformità normativa, imponendo un equilibrio costante tra requisiti produttivi, sicurezza industriale e obblighi regolatori.

La crescente interconnessione della filiera rappresenta uno degli elementi di maggiore criticità. Le relazioni digitali con fornitori, società di manutenzione, software vendor e partner logistici sono oggi indispensabili per garantire efficienza e continuità operativa, ma costituiscono anche uno dei principali vettori di compromissione. Un accesso remoto non adeguatamente protetto, un software di terze parti vulnerabile o la compromissione di un fornitore possono offrire agli attaccanti un punto di ingresso privilegiato verso ambienti industriali difficilmente raggiungibili dall’esterno.

In parallelo, anche gli obiettivi della criminalità informatica sono cambiati. Se in passato gli attacchi erano prevalentemente orientati al furto di dati o di proprietà intellettuale, oggi mirano sempre più spesso a compromettere la disponibilità dei processi produttivi. Bloccare una linea, rendere indisponibili i sistemi di supervisione o alterare la tracciabilità significa interrompere attività che, nel settore alimentare, hanno un impatto immediato sulla produzione e sull’intera filiera.

Tra le minacce che oggi interessano maggiormente il settore rientrano:

  • ransomware progettati per interrompere la produzione e bloccare l’operatività degli impianti;
  • attacchi alla supply chain che sfruttano relazioni di fiducia con fornitori e partner tecnologici;
  • compromissione degli accessi remoti utilizzati per manutenzione e assistenza tecnica;
  • malware in grado di propagarsi tra sistemi IT e ambienti OT;
  • furto di credenziali privilegiate e accessi non autorizzati ai sistemi industriali;
  • manipolazione dei dati di produzione, della tracciabilità o dei parametri di processo.

Le conseguenze possono estendersi ben oltre il dominio tecnologico e interessare direttamente il business:

  • perdita della disponibilità degli impianti;
  • compromissione dei sistemi di supervisione e controllo;
  • rallentamento della logistica e della distribuzione;
  • difficoltà nel garantire la tracciabilità dei prodotti;
  • incremento dei costi operativi;
  • impatti reputazionali e contrattuali;
  • mancato rispetto degli obblighi normativi e dei livelli di servizio concordati con clienti e partner.

Diversi incidenti avvenuti negli ultimi anni confermano come il Food & Beverage rappresenti ormai un obiettivo concreto per la criminalità informatica. Nell’ottobre 2021 il gruppo San Carlo, tra i principali produttori italiani di snack, è stato colpito da un attacco ransomware che ha interessato i sistemi aziendali e comportato la sottrazione di backup e dati interni. Grazie alle misure di sicurezza e alle procedure di risposta adottate, l’azienda è riuscita a contenere l’incidente e a ripristinare progressivamente le attività senza cedere alle richieste degli attaccanti. In assenza di adeguati livelli di protezione, un evento di questo tipo avrebbe potuto compromettere la continuità operativa, rallentare la produzione e la distribuzione, con rilevanti impatti economici e reputazionali.

Un ulteriore episodio si è verificato nell’agosto 2024, quando il Caseificio Alta Valsesia è stato colpito da un ransomware rivendicato dal gruppo Meow. L’attacco ha comportato l’esfiltrazione di dati aziendali e il blocco della produzione, evidenziando come la compromissione dei sistemi informativi possa tradursi rapidamente nell’interruzione delle attività operative e generare conseguenze lungo l’intera filiera.

Più recentemente, nel dicembre 2025, anche Fiorucci, tra i principali operatori italiani del settore alimentare, è stata vittima di un attacco ransomware che ha colpito i sistemi di gestione degli ordini in uno dei periodi più critici dell’anno. L’incidente ha avuto ripercussioni immediate sulle attività logistiche e distributive, impedendo l’evasione di numerose forniture nel periodo natalizio.

Questi episodi dimostrano come un attacco cyber possa rapidamente trasformarsi in un problema industriale, con effetti che superano il perimetro tecnologico e coinvolgono produzione, distribuzione, continuità operativa e affidabilità della filiera.

Mappare il rischio lungo la filiera: dall'arrivo delle materie prime alla distribuzione

Negli stabilimenti Food & Beverage il rischio cyber non può essere valutato analizzando singoli sistemi o tecnologie in modo isolato. La reale esposizione dell’organizzazione dipende dalle relazioni tra processi produttivi, infrastrutture digitali e persone che operano lungo l’intera filiera. Per questo motivo, una strategia di cybersecurity efficace deve partire dalla comprensione di come il rischio si propaga attraverso il processo produttivo e non soltanto da dove può avere origine.

Ogni fase della produzione è oggi supportata da un insieme di tecnologie che consentono di automatizzare le operazioni, monitorare gli impianti e garantire qualità e tracciabilità. ERP, MES, PLC, SCADA, sistemi di laboratorio, sensori IoT, piattaforme di gestione del magazzino e servizi cloud costituiscono un ecosistema fortemente integrato, nel quale la disponibilità delle informazioni è strettamente legata alla continuità delle attività operative.

In un contesto così integrato, un incidente cyber difficilmente rimane confinato al sistema inizialmente compromesso. Un accesso non autorizzato, un ransomware o la compromissione di una connessione remota possono propagarsi tra ambienti IT e OT, interrompendo processi produttivi, alterando dati di lavorazione o rendendo indisponibili servizi essenziali per il funzionamento dello stabilimento.

Per costruire una strategia di protezione realmente efficace è quindi necessario analizzare l’intera catena produttiva, identificando per ciascuna fase le tecnologie coinvolte, le principali superfici di esposizione e le possibili conseguenze operative di un incidente cyber.

La seguente panoramica evidenzia come il rischio cyber possa manifestarsi lungo tutte le principali fasi della produzione, mettendo in relazione tecnologie utilizzate, minacce prevalenti e possibili impatti operativi.

Fase della filiera produttiva Tecnologie coinvolte Possibili minacce cyber Conseguenze operative
Ricezione e gestione delle materie prime ERP, sistemi di gestione magazzino (WMS), piattaforme di tracciabilità, sistemi di controllo forniture Compromissione dei dati, accessi non autorizzati, manipolazione delle informazioni Errori nella gestione degli approvvigionamenti, difficoltà nella tracciabilità, rallentamenti operativi
Preparazione e lavorazione degli ingredienti PLC, HMI, sistemi di controllo industriale, macchinari automatizzati Accessi abusivi ai sistemi OT, modifica non autorizzata dei parametri di processo Alterazione delle lavorazioni, fermo delle linee, perdita di efficienza produttiva
Produzione e trasformazione SCADA, sistemi MES, sensori industriali, infrastrutture IoT/IIoT Malware, ransomware, compromissione dei sistemi di supervisione Interruzione della produzione, impossibilità di monitorare o controllare gli impianti
Controllo qualità e sicurezza alimentare Sistemi di raccolta dati, strumenti di monitoraggio, database qualità, sistemi di laboratorio Manipolazione dei dati, indisponibilità delle informazioni, compromissione dei sistemi di analisi Blocco dei lotti, difficoltà nelle verifiche qualitative, rischio di non conformità
Confezionamento ed etichettatura Linee automatizzate, sistemi di packaging, sistemi di stampa e gestione etichette Alterazione dei sistemi di controllo, compromissione dei dispositivi industriali Errori di confezionamento, ritardi nella distribuzione, problemi di conformità normativa
Stoccaggio e logistica Sistemi di gestione magazzino, automazione logistica, sistemi di refrigerazione connessi Compromissione dei sistemi di monitoraggio e controllo Interruzione della catena logistica, perdita di prodotto, inefficienze distributive
Manutenzione e assistenza tecnica VPN, sistemi di teleassistenza, strumenti di gestione remota Furto di credenziali, accessi non controllati di terze parti Introduzione di minacce negli ambienti produttivi, compromissione degli impianti

La mappatura evidenzia come non esista un unico punto critico della produzione. Ogni fase presenta vulnerabilità specifiche e, soprattutto, dipendenze che possono amplificare gli effetti di un incidente. La compromissione di un sistema di supervisione può interrompere la produzione, un attacco ai sistemi di qualità può ritardare il rilascio dei lotti, mentre l’indisponibilità delle piattaforme logistiche può rallentare distribuzione e consegne, anche in assenza di problemi agli impianti.

L’ampliamento delle connessioni con reti aziendali, servizi cloud e soggetti esterni aumenta ulteriormente questa complessità. Teleassistenza, manutenzione remota, integrazione con fornitori, piattaforme di monitoraggio e scambio di dati lungo la supply chain sono elementi indispensabili per l’efficienza operativa, ma introducono nuovi punti di esposizione che devono essere governati attraverso controlli specifici, segmentazione delle reti e una gestione rigorosa degli accessi privilegiati.

Più che proteggere singoli dispositivi, quindi, la cybersecurity industriale deve garantire la resilienza dell’intero processo produttivo. Questo significa comprendere le dipendenze tra persone, tecnologie e processi, individuare gli asset realmente critici per il business e definire priorità di protezione coerenti con gli obiettivi di continuità operativa.

In quest’ottica, la mappatura del rischio non rappresenta soltanto un’attività tecnica, ma uno strumento di governance. Consente infatti di orientare gli investimenti verso gli asset che hanno il maggiore impatto sulla produzione, supportare le decisioni del management e costruire una strategia di cybersecurity allineata alle reali esigenze dello stabilimento, anziché limitarsi alla protezione delle sole infrastrutture informatiche.

Dalla protezione dell’impianto alla resilienza della filiera alimentare

La maturità di una strategia di cybersecurity non si misura dalla capacità di impedire ogni incidente, ma dalla rapidità con cui l’organizzazione riesce a contenerne gli effetti e ripristinare le attività critiche. In un contesto caratterizzato da minacce sempre più sofisticate e ambienti industriali altamente interconnessi, l’obiettivo non è eliminare completamente il rischio — un traguardo ormai irrealistico — ma costruire un’organizzazione capace di continuare a operare anche durante un evento cyber.

È questo il principio della cyber resilience: un approccio che integra prevenzione, rilevamento, risposta e ripristino all’interno di un unico modello di gestione del rischio, con l’obiettivo di limitare l’impatto degli incidenti e ridurre il tempo necessario per tornare alla piena operatività.

Una strategia efficace di cyber resilience si fonda su quattro capacità complementari:

  • Prevenzione, attraverso la riduzione della superficie di attacco, la gestione delle vulnerabilità e l’adozione di adeguate misure di protezione per gli ambienti IT e OT.
  • Rilevamento, mediante il monitoraggio continuo dei sistemi e l’identificazione tempestiva di anomalie o comportamenti potenzialmente malevoli.
  • Risposta, grazie a procedure di incident response, ruoli definiti e processi in grado di contenere rapidamente gli impatti operativi.
  • Ripristino, attraverso strategie di business continuity, backup, disaster recovery e procedure periodicamente testate per riportare gli impianti alla piena operatività.

L’efficacia di questo modello non dipende dalla qualità delle singole misure adottate, ma dalla loro integrazione all’interno di un sistema di governance capace di coordinare persone, processi e tecnologie in funzione degli asset più critici e delle priorità di business. La resilienza, infatti, non si costruisce durante un incidente, ma attraverso decisioni organizzative, processi strutturati e un miglioramento continuo della postura di sicurezza.

Questa impostazione è oggi riflessa anche nell’evoluzione del quadro normativo. Direttive europee, standard internazionali e framework di settore convergono sempre più verso un approccio basato sulla gestione del rischio, sulla resilienza operativa e sulla capacità di prevenire, gestire e recuperare rapidamente gli incidenti.

Tra i principali riferimenti per le organizzazioni del comparto rientrano:

 

  • Direttiva NIS2, che introduce un modello basato sulla gestione del rischio cyber, sulla sicurezza della supply chain e sulla capacità di risposta agli incidenti;
  • IEC 62443, riferimento internazionale per la protezione degli impianti industriali e dei sistemi di automazione;
  • ISO/IEC 27001, per la gestione della sicurezza delle informazioni;
  • ISO 22000, dedicata ai sistemi di gestione della sicurezza alimentare;
  • ISO 22005, relativa alla tracciabilità lungo la filiera agroalimentare;
  • ISO 9001, riferimento per i sistemi di gestione della qualità.

Sebbene perseguano obiettivi differenti, questi framework condividono un principio fondamentale: la sicurezza non può essere affidata esclusivamente a tecnologie o controlli puntuali, ma richiede un modello di governance che integri gestione del rischio, processi, competenze e responsabilità.

Per le aziende del Food & Beverage, adottare un approccio di cyber resilience significa quindi dotarsi di una capacità organizzativa che va oltre la difesa dagli attacchi. Significa essere in grado di assorbire gli effetti di un incidente, preservare le funzioni essenziali dello stabilimento e garantire il rapido ripristino delle attività, rafforzando nel tempo l’affidabilità della produzione e la resilienza dell’intera filiera.

Il ruolo dell’MSSP nella cybersecurity del settore Food & Beverage

La crescente complessità degli ambienti industriali rende sempre più difficile gestire la cybersecurity esclusivamente con risorse interne. Negli stabilimenti Food & Beverage, la protezione degli impianti richiede competenze che spaziano dalla sicurezza informatica alla conoscenza dei processi produttivi, delle tecnologie OT e delle dinamiche della supply chain. È proprio questa convergenza di competenze a determinare l’efficacia di una strategia di cyber resilience.

In questo contesto, il ruolo di un Managed Security Service Provider (MSSP) va oltre l’erogazione di servizi gestiti. Un partner specializzato contribuisce a costruire un modello di gestione del rischio che integra monitoraggio continuo, competenze specialistiche e capacità di risposta agli incidenti, supportando l’organizzazione nell’evoluzione della propria postura di sicurezza.

Il punto di partenza è una conoscenza approfondita dell’ambiente da proteggere. Prima di definire misure di sicurezza o piani di miglioramento è necessario comprendere quali asset sostengono i processi produttivi, come interagiscono tra loro e quali conseguenze operative potrebbe avere la loro indisponibilità.

Per questo motivo, un percorso di cybersecurity industriale inizia generalmente con attività di audit e cyber risk assessment finalizzata a:

  • identificare gli asset critici per la continuità produttiva;
  • analizzare le relazioni tra sistemi IT, OT e infrastrutture esterne;
  • valutare la postura di sicurezza e il livello di esposizione al rischio;
  • individuare vulnerabilità, configurazioni non sicure e principali aree di miglioramento.

L’assessment rappresenta la base per definire una roadmap di sicurezza coerente con gli obiettivi dell’organizzazione, evitando interventi frammentati e orientando gli investimenti verso le aree a maggiore impatto sulla resilienza operativa.

Su queste basi, un MSSP può affiancare l’organizzazione lungo l’intero ciclo di gestione del rischio, attraverso attività quali:

  • monitoraggio continuo degli ambienti IT e OT;
  • identificazione tempestiva di anomalie e potenziali minacce;
  • gestione delle vulnerabilità e supporto alla definizione delle priorità di intervento;
  • Incident Response e supporto nelle fasi di contenimento e ripristino;
  • aggiornamento continuo della roadmap di sicurezza in funzione dell’evoluzione delle minacce, degli impianti e dei requisiti normativi.

Il valore di un MSSP, tuttavia, non si limita all’erogazione di servizi gestiti. Attraverso un approccio continuativo, contribuisce a integrare prevenzione, monitoraggio, incident response e miglioramento continuo all’interno di un unico modello di governance del rischio, capace di evolvere insieme alle minacce e alla trasformazione degli ambienti produttivi.

Nel settore Food & Beverage, proteggere uno stabilimento significa infatti molto più che difendere un’infrastruttura informatica. Significa contribuire a preservare la disponibilità degli impianti, la qualità del prodotto, la tracciabilità delle lavorazioni e l’affidabilità dell’intera filiera, trasformando la cybersecurity in un fattore abilitante della continuità operativa e della competitività nel lungo periodo.

La cybersecurity industriale diventa così una componente strategica della governance aziendale, contribuendo non solo a ridurre il rischio cyber, ma anche a rafforzare la resilienza operativa e la competitività dell’organizzazione nel lungo periodo.

Conclusione: proteggere il Food & Beverage significa proteggere la continuità della produzione

La trasformazione digitale ha reso il settore Food & Beverage più efficiente, interconnesso e data-driven, ma ha anche modificato profondamente il profilo di rischio degli stabilimenti produttivi. Oggi la superficie di attacco non coincide più con il perimetro IT: si estende ai processi industriali, alle connessioni con la supply chain e a tutte le tecnologie che garantiscono la continuità della produzione.

In questo scenario, la cybersecurity non rappresenta più soltanto una misura di protezione tecnologica, ma una componente della governance industriale. La capacità di prevenire, rilevare e gestire un incidente cyber influisce direttamente sulla resilienza operativa dell’organizzazione, sulla qualità del prodotto, sulla continuità delle forniture e sulla fiducia costruita lungo l’intera filiera.

Per le aziende del Food & Beverage, la sfida non consiste quindi nel rallentare l’innovazione digitale, ma nel governarla con un approccio strutturato alla gestione del rischio. Ciò significa conoscere gli asset realmente critici, comprendere le interdipendenze tra IT, OT e supply chain e sviluppare una strategia di cyber resilience capace di evolvere insieme agli impianti, alle minacce e ai requisiti normativi.

In un contesto in cui automazione, connettività e resilienza diventano fattori sempre più determinanti per la competitività, investire nella cybersecurity significa proteggere non solo gli impianti, ma la capacità dell’impresa di continuare a produrre, crescere e creare valore nel tempo.

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FAQ – Cybersecurity nel Food & Beverage

Perché il settore Food & Beverage è un bersaglio degli attacchi cyber?

Il Food & Beverage è tra i settori manifatturieri più esposti perché combina processi produttivi continui, impianti altamente automatizzati e una forte dipendenza dalla disponibilità delle infrastrutture industriali. Un attacco informatico può interrompere la produzione, compromettere la qualità dei prodotti e generare ritardi lungo l’intera filiera. La crescente integrazione tra sistemi IT e OT, inoltre, amplia la superficie di attacco, rendendo indispensabile un approccio strutturato alla cybersecurity industriale.

Le minacce più diffuse includono ransomware, compromissione dei sistemi di controllo industriale, attacchi alla supply chain, accessi non autorizzati e vulnerabilità legate a sistemi legacy o configurazioni non adeguatamente protette. Le conseguenze possono includere il blocco delle linee produttive, la perdita della tracciabilità, l’interruzione della distribuzione e impatti economici, reputazionali e operativi significativi.

Sì. Se un attacco coinvolge sistemi OT, PLC, SCADA o altre infrastrutture di automazione industriale, può interrompere o rallentare direttamente la produzione. Nei contesti Food & Beverage anche un fermo di poche ore può compromettere la pianificazione, generare sprechi di materie prime, influire sulla qualità dei prodotti e causare ritardi nella distribuzione. Per questo motivo la continuità operativa rappresenta uno degli obiettivi principali della cybersecurity industriale.

La protezione deve riguardare l’intero ecosistema digitale dello stabilimento: sistemi gestionali, piattaforme MES, sistemi SCADA, PLC, HMI, sensori IoT, reti industriali, infrastrutture cloud e sistemi di monitoraggio della produzione. È inoltre fondamentale proteggere le connessioni con fornitori, manutentori e servizi esterni, spesso utilizzate per l’assistenza remota e lo scambio di dati lungo la filiera.

La cybersecurity contribuisce direttamente alla sicurezza alimentare perché protegge i sistemi che controllano produzione, qualità e tracciabilità. Un incidente cyber può compromettere dati di processo, parametri di lavorazione e informazioni utilizzate per garantire conformità e sicurezza del prodotto.

Le aziende devono adottare un approccio integrato alla gestione del rischio, facendo riferimento sia alle normative di cybersecurity sia agli standard di settore. Tra i principali figurano la Direttiva NIS2, la IEC 62443 per la sicurezza dei sistemi di automazione industriale, la ISO/IEC 27001 per la sicurezza delle informazioni, la ISO 22000 per la sicurezza alimentare, la ISO 22005 per la tracciabilità e la ISO 9001 per la gestione della qualità.

La cyber resilience è la capacità di un’organizzazione di prevenire, rilevare, gestire e recuperare rapidamente da un incidente cyber, limitandone gli impatti sul business. Nel Food & Beverage significa garantire la continuità della produzione, preservare la qualità dei prodotti e ridurre i tempi di fermo degli impianti.

Un Managed Security Service Provider (MSSP) supporta le aziende Food & Beverage attraverso assessment degli ambienti IT e OT, identificazione degli asset critici, analisi delle vulnerabilità, monitoraggio continuo degli eventi di sicurezza e supporto nella gestione degli incidenti. Integrando competenze specialistiche, tecnologie e processi, un MSSP aiuta a migliorare la postura di sicurezza, rafforzare la resilienza operativa e sviluppare una roadmap di protezione coerente con gli obiettivi di business e di compliance.